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Il Tosco l’ha vista così: Bologna - Hellas Verona 1-2
Offro, a gratis, una notizia a tutti coloro che sono convinti che il Bologna ieri abbia perso perché tornato al 4231 vista la presenza di Odgaard dal primo minuto: bene, avete sbagliato.
Dalle due foto allegate si evince come nel primo tempo, le posizioni medie dei rossoblu “disegnano” un 433 da “lavagna tattica” e di come il numero 21, Odgaard appunto, abbia effettivamente lavorato da centrocampista di sinistra; addirittura nella seconda foto, quella cioè riguardante le posizioni medie finali (compreso cioè i calciatori subentrati nel secondo tempo), lo stesso numero 21 appare ancora più “basso”affiancando Moro, una volta uscito Ferguson.
Il Bologna si è schierato come dimostrato con il 433 come nelle ultime partite, solo che Italiano ha deciso di fare giocare il calciatore danese come mezzala, preferendolo a centrocampisti veri come potevano essere Pobega o Sohm: quindi l’assetto tattico è stato il medesimo delle ultime gare mentre il pressing è stato per numero di passaggi concessi agli avversari più aggressivo, sempre rispetto alle recenti partite vinte con, chiamiamolo così, il nuovo assetto.
Per esempio: a Pisa il Bologna ha recuperato palla dopo 12,8 passaggi avversari di media, mentre ieri contro il Verona ha recuperato palla dopo 5,0 passaggi di media degli avversari; quindi sicuramente più aggressività anche se con poca incisività nel ribaltare l’azione.
La prestazione così destabilizzante dei rossoblu è da attribuire a tutto tranne che al ritorno all’assetto tattico secondo il quale, per taluni, il Bologna perdeva le partite: ieri ha perso nonostante l’assetto tattico delle ultime (risicate) vittorie.
Pensare che siano invece i calciatori a non essere più quel bel corpo solido e motivato che c’era nel passato e che l’assetto tattico che va cercando Italiano sia per assecondare le loro “lune”?
I calciatori del Bologna continuano a ripetere come un mantra che il gruppo è sempre stato coeso, che c’è un ambiente eccezionale, eccetera eccetera: però sul campo si vede poco, perché i rossoblu danno invece l’impressione di essere slegati e poco attaccati ai dettagli: perdere sette partite in casa (la metà di quelle giocate fino a ieri al Dall’Ara) sa di poca concentrazione e di scarso rendimento: sarebbero bastati “solo” quattro striminziti pareggi per avere una classifica più consona al valore della rosa.
Davvero si possono perdere in casa, in soli tre mesi, quattro partite contro avversari come Cremonese, questa Fiorentina, Parma e Verona senza che i giocatori debbano essere presi come primi responsabili (senza dimenticare le sconfitte contro Juve, Atalanta e Milan)?
Avanti pure a criticare Italiano, ci mancherebbe, fa parte delle “buone abitudini” del mondo del calcio ma che a Bologna i giocatori non siano mai responsabili sa di pura stupidità: l’alibi dell’inciampo o della giornata storta ormai non regge più e il meraviglioso gruppo, così tanto decantato dai calciatori stessi dovrebbe rendersene conto, invece di autocelebrarsi.
In alcune piazze i calciatori a fine gara vengono invitati ad andare a lavorare: ecco, magari i nostri lavorano anche con impegno per carità, e sempre in armonia, ci mancherebbe: solo che la domenica non si nota.
Eppure il valore dei loro cartellini e dei loro ingaggi che alcuni dei quali non vogliono rinnovare tra l’altro, è molto più alto di alcune squadre che a Bologna hanno portato via i tre punti con poco sforzo e questo, alla lunga, fa un po’ incazzare.
Nb: non sono gli assetti che fanno la differenza in una squadra ma l’interpretazione degli stessi: i famosi piani B non servono a niente, bisogna fare meglio il piano A!
Soprattutto quando questo ha dimostrato di funzionare; e il piano A di mister Italiano ha funzionato eccome.
Tosco






