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Il Tosco l’ha vista così: Bologna - Roma 1-1
Il Bologna ha affrontato col giusto piglio questo ottavo di finale di Europa League e la cosa fa ancora più
arrabbiare se si pensa ad una stagione piena di occasioni sprecate, di vantaggi dilapidati e di partite affrontate col piglio sbagliato: Italiano a fine gara era felice e rammaricato allo stesso tempo; difficile dargli torto ma i suoi calciatori quest’anno non gli sono stati tanto amici…
Il campionato mandato praticamente nel rusco per quelle maledette sconfitte casalinghe contro squadre decisamente alla portata (per usare un eufemismo), fanno diventare l’Europa League l’ultimo appiglio sul quale attaccarsi per non far divenire questa stagione del tutto deludente.
Deludente proprio perché l’organico messo a disposizione del mister era tale da pensare di poter lottare davvero per un posto nelle prossime coppe europee: a parte Inter e Milan, tutte le altre squadre hanno avuto alti e bassi, Roma compresa, per problemi di infortuni che ne hanno minato la concretezza: ma purtroppo il Bologna non è risuscito a stare in scia.
La partita di ieri sera è stata l’ennesima dimostrazione di un gruppo di calciatori che, per un motivo o per l’altro, si perdono in sciocchezze: colpevolizzare stavolta Joao Mario, vale quanto nelle altre occasioni si è colpevolizzato Skorupski per errori grossolani, Lucumi per qualche disimpegno allegro, Cambiaghi o Pobega per dei cartellini rossi stupidi, Orsolini poco lucido sotto porta, Casale per qualche passaggio a vuoto, Vitik per qualche preventiva sbagliata, Ferguson perché si fa sverniciare da Dele Bashiru, Holm che la passa agli avversari contro la Fiorentina; praticamente tutti i calciatori che compongono l’organico rossoblù, a turno hanno commesso errori madornali figli più di poca concentrazione e di scarsa attitudine a stare sul pezzo
Ieri sera la Roma aveva più di qualche problema: non è facile rinunciare nella stessa partita a calciatori del calibro di Kone, Soule e Dybala; infatti la manovra dei giallorossi è apparsa scollegata: dietro a Malen nessuno riusciva a costruire qualcosa di interessante e/o di costante.
I meriti del Bologna sono stati proprio quelli di evidenziare le difficoltà nello sviluppo della manovra dei giocatori del Gasp: bene il centrocampo, sempre pronto alla pressione e a ripartire (Ferguson finalmente positivo), Castro maltrattato a dismisura da Ndicka ha comunque permesso la risalita del campo con una certa frequenza insieme agli esterni, bravi a fare abbassare la linea difensiva giallorosa; c’è stata invece qualche sbavatura sui terzini ma ben controllate in seconda battuta dalla coppia dei centrali, autori di una prova convincente.
Gasperini nella ripresa mentre gli stava scappando via la partita, ha deciso di intervenire sparigliando gli equilibri, abbassando Cristante in mediana e inserendo Pellegrini sulla trequarti, permettendo così alla Roma di avere più fisicità in mediana e più qualità sulla trequarti.
Di contro, invece, Italiano, ha avuto fino a quel momento risposte positive visto che il suo Bologna stava tenendo in mano la partita ed era andato in vantaggio meritatamente con un colpo balistico di Bernardeschi (che evidentemente ha bisogno dell’Europa per trovare stimoli: in campionato anche lui insomma…), servito da una magia prolungata di Rowe, che ha addomesticato un pallone che sembrava impossibile da trattenere prima, difendere poi e, infine, da trasferire col giusto tempismo al numero 10 rossoblù.
Assurdo che un gruppo con così tanta qualità (in panchina Orsolini, Cambiaghi, Dominguez e Odgaard solo per citare la profondità della rosa) abbia lasciato sul campo di casa sette sconfitte in campionato, la qualificazione alle semifinali di Coppa Italia contro la Lazio e, sperando il contrario, una qualificazione ai quarti di Europa League: forse, con un filino di attenzione in più (e mi limito al filino perché sono incazzato come un puma con questi calciatori…), la stagione sarebbe stata ancora aperta in tutte le competizioni.
La speranza però di passare il turno in Europa League, possiamo trovarla nelle parole al termine della gara di mister Gasperini: il tecnico dei giallorossi ha evidenziato come lo stadio di Bologna ieri fosse un fattore (manco fosse il Marakana di Belgrado) e come, al ritorno, anche l’Olimpico, dovrà esserlo: richiamare la tifoseria per rendere complicato il fattore campo agli avversari è un segnale di debolezza.
Evidentemente il Gasp, che non è certo uno sprovveduto, ha intravisto le potenziali possibilità di perdere la qualificazione davanti a un Bologna che se, lì con la testa, non teme di certo squadre come la Roma: e la mia incazzatura, paradossalmente, si alza ancora di più.
Tosco






