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Il Tosco l’ha vista così: Bologna - Cremonese 1-3
Ci sono partite in cui non si riescono a trovare le contromisure per venire a capo di situazioni complicate: in molti hanno ricordato la gara della passata stagione sempre al D’Ara e sempre in dicembre contro il Verona, ma c’è un bel po’ di differenza a mio avviso perché allora il Bologna passò in vantaggio, poi regalò due gol sciocchi agli avversari, Pobega si fece espellere da un fin troppo zelante Ayroldi e la partita venne persa malamente con non pochi rimpianti e perché no recriminazioni per decisioni arbitrali avverse.
Ieri sera tutt’altra cosa: il Bologna è andato sotto dopo che alcuni campanelli d’allarme erano suonati e una Cremonese sempre molto dentro alla partita da un punto di vista tattico e mentale non ci ha mai permesso di rientrare veramente in partita: quindi niente alibi rispetto alla gara presa come esempio della passata stagione.
Il Bologna è sembrato privo delle solite energie (ci sta dopo dodici risultati positivi) soprattutto nella fase di pressing, cioè laddove diventa invece necessario essere al top per evitare che gli avversari possano avere il tempo per la giocata e, nel caso specifico, l’imbucata: non a caso il gol che apre la scatola difensiva dei rossoblu parte da una infilata di un difensore centrale (Bianchetti) direttamente verso Payero che così si trova a tu per tu contro Ravaglia.
Il secondo gol nasce invece da un errore tecnico di Casale che con quel colpo di testa a mezza via permette a Bonazzoli di anticipare Moro (comunque statico e poco reattivo) per infilare un pallone comodo a Vardy.
Insomma tante indecisioni che sono proseguite nella ripresa come dimostra la terza rete subita: non più Casale ma il ben più solido Heggem commette un errore in compartecipazione con Ravaglia per il gol che chiude la partita: era evidente a tutti a quel punto che potevamo star lì fino a mezzanotte che la partita si sarebbe conclusa così.
Fermarsi sui singoli ha poco senso in una partita in cui tutti, chi più chi meno hanno giocato male però mi preme mettere giù un paio di attenuanti per un calciatore come Casale.
Quando è stato acquistato da Sartori le sue caratteristiche erano già evidenti: calciatore maturo di 26 anni abituato alla difesa in linea di Sarri in cui il riferimento è il pallone e non l’uomo, fisico imponente ma proprio per questo poco adatto al recupero difensivo una volta saltato (e nell’uomo contro uomo capita di essere saltati), buone doti di applicazione mentale e piedi mediamente educati ma non di più.
Insomma un calciatore più adatto ad una difesa come quella dell’Udinese o proprio della Cremonese, o se volessimo trovare una linea a quattro alla difesa del Sassuolo di mister Grosso e, appunto nella Lazio di Sarri; e allora perché Sartori ha deciso di portarlo a Bologna conoscendo bene la proposta calcistica di mister Italiano?
Perché vedete, a volte prima di giudicare un calciatore bisognerebbe sempre farsi la domanda di che tipo di giocatore è, di come veniva impiegato quando ha fatto bene eccetera eccetera: per me nel caso specifico Sartori non ha acquistato il calciatore più adatto per Italiano; probabilmente ha pensato che il ragazzo per esperienza e per applicazione potesse adattarsi ad un gioco diverso ma ad oggi non ha funzionato del tutto: naturalmente gli stolti faranno il solito giochino del confronto con Bigon, quelli un filino più intelligenti tenteranno di capire il mio ragionamento: Sartori raramente sbaglia un acquisto, rarissimamente un difensore ma il dono della infallibilità non è di noi umani.
Infine due parole su Ravaglia ieri sera molto criticato: nel calcio quando un uomo si presenta solo davanti al portiere con tutto il tempo per decidere solitamente si prende gol e sul terzo invece, siamo sicuri che la colpa sia sua e non anche di Heggem che si fa anticipare come un “Casale” qualsiasi?
Già dimenticato quanto fatto a Udine e in casa contro il Salisburgo?
La memoria nel calcio è incredibilmente corta.
Tosco







