Non ammettere gli errori è rischioso, la società deve cambiare il suo modo di comunicare - l'opinione di Massimo Franchi
Una cosa è essere obiettivi, una cosa è essere ciechi. Nella conferenza stampa di presentazione di Raffaele Palladino una cosa è di certo mancata: il mea culpa della società. Fenucci è certamente un uomo di calcio esperto e avveduto. I successi di questi ultimi quattro anni rossoblù sono sicuramente (anche) merito suo. Ieri però da parte sua non è arrivata alcuna autocritica per una situazione oggettivamente inedita nell’era Saputo.
Cambiare l’allenatore alla quarta di campionato significa senza ombra di dubbio che ti sei accorto che hai sbagliato a prendere Tedesco. Punto. E se hai sbagliato a prendere Tedesco devi dirlo. E non girarci attorno parlando di “ottimo professionista che non ha saputo incidere sul gruppo come ci attendevamo”. Perché è chiaro che nel gruppo qualcuno non lo amava e che qualcuno non rispettava le sue regole: se Bernardeschi decide che non vuole fare il centrocampista dopo un mese di prove forse tu società potevi intervenire. Se Skorupski arriva tardi alla riunione tu società potevi intervenire meglio per appoggiare la scelta di non farlo giocare a Napoli. E invece hai deciso di giubilare Tedesco senza una reale spiegazione dei motivi. Per non parlare della gestione della cessione di Rowe, sempre spiegata con molte ombre da Fenucci.
Il non ammettere l’errore porta con sé rischi gravi per il futuro. Una parte della tifoseria è (giustamente) preoccupata e non perché si tratta degli ormai storici “mai goduti” ma perché basta far di conto per sapere che il Bologna di quest’anno è molto indebolito rispetto all’anno scorso e pur di risparmiare si rischia di disperdere quel fantastico clima che al Dall’Ara e in giro per l’Italia e l’Europa si è creato attorno al Bfc.
I conti – media spettatori che da tre anni è sui 27 mila con incassi raddoppiati – si faranno a fine stagione ma che il giocattolo costruito possa incepparsi è più che una sensazione.
La comunicazione, purtroppo, oramai conta sempre di più. Specie nel calcio. E allora qualcuno deve suggerire a Fenucci di cambiare tono e argomenti. Da quasi un anno va avanti a premettere in ogni circostanza che serve “un calcio sostenibile economicamente” – lo vada a spiegare a Como – e che “una piazza come Bologna non può permettersi certi acquisti, deve prendere giocatori giovani”.
Peccato che negli ultimi due anni siano arrivati giocatori come Immobile e Bernardeschi, che in serie A quest’anno tanti club hanno investito parecchio – la Fiorentina quasi 100 milioni – e al tifoso rossoblù di storie ne hanno già raccontate troppe i vari Fabretti, Casillo, Porcedda.
Nessuno paragona questa proprietà a chi ci fece fallire o retrocedere. Detto questo, se la società vuole dimostrare di essere da Europa anche la comunicazione e la gestione della piazza deve – immediatamente – migliorare.
La buttiamo là: non era meglio che di fianco a Palladino ci fosse Joey Saputo da troppo tempo silente, nonostante le sfuriate in campo contro l’arbitro Di Bello?
Massimo Franchi







