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Il Tosco l’ha vista così: Pisa - Bologna 0-1
“…abbiamo semplicemente cambiato la cravatta…”: con queste parole a fine partita, Vincenzo Italiano ha voluto sottolineare come il suo Bologna non “si è cambiato d’abito” ma ha cambiato solo un dettaglio del suo abbigliamento.
E allora perché l’allenatore dei rossoblu si è dovuto spendere in un giro di parole per giustificare il quinto successo di misura da quando ha variato qualcosa nel modo di schierare in campo i calciatori?
Perché nel calcio si tende spesso a dare valore a ciò che a volte è puramente causale, nella buona così come nella cattiva sorte: ci deve sempre essere un perché quando invece il caso ci mette del suo.
Il caso ad esempio di un calendario che ha messo in fila squadre sulla carta inferiori e caso che ha permesso al Bologna di finire tutte e cinque queste partite in undici e non in inferiorità numerica, come accaduto in recenti sconfitte dolorosissime al novantesimo, contro avversari sempre sulla carta, inferiori come il Genoa e il Parma.
Il Bologna ha perso punti oltre il novantesimo a Lecce, Como, Genova e in casa contro il Parma: e se in Puglia l’errore è stato di posizionamento su calcio piazzato, nelle altre situazioni ha subito reti dal limite dell’area a difesa schierata: quindi nessun cattivo allineamento difensivo o fasi difensive esageratamente alte, colpe che vengono imputate di sovente a Italiano.
Oltre il novantesimo il Bologna ha vinto solamente in casa contro il Genoa e ieri a Pisa: e proprio ieri lo ha fatto con un giocatore che da quando è subentrato a Sohm, ha di fatto contribuito, suo malgrado e insieme ai compagni evidentemente stanchi dai tanti impegni, alla perdita del controllo del centrocampo e all’inevitabile finale in sofferenza dei rossoblu.
Perché non è vero che il Bologna ha fatto un brutto secondo tempo: ha fatto una brutta parte del secondo tempo che è poi coincisa col cambio di cui sopra; poi però Odgaard fa il gol vittoria che probabilmente Sohm non avrebbe fatto e tutto diventa più “giusto”, come appunto la cravatta più adatta per l’abito e per l’occasione.
Sta di fatto che Italiano, per giustificare alcune scelte apparentemente in controtendenza col suo credo calcistico, abbia cercato di far capire che l’abito è sempre quello, a parte qualche dettaglio (che se non fossero arrivate queste vittorie di misura e contro squadre sulla carta inferiori nessuno avrebbe notato): una cravatta evidentemente più vistosa per chi non sa valutare il taglio di sartoria di un abito che da un paio di anni permette al suo Bologna di avere la vittoria sempre come prima opzione (ieri quarantunesima gara: 19 vittorie, 9 pareggi e 13 sconfitte; così come nella scorsa stagione la vittoria è stata la prima opzione).
E qual’è allora la cravatta azzeccata?
Un centrocampista in più al posto del trequartista ma per poterla vincere sei tornato indietro sui tuoi passi?
Un pressing meno alto che porta la squadra a fare pressione in mediana per evitare imbucate centrali o palloni sopra la linea difensiva, che però hai concesso lo stesso?
O restare in undici senza subire espulsioni?
Oppure non subire gol dal limite dell’area seppur a difesa schierata al novantesimo?
O ad esempio avere un portiere “normale” che se arriva un tiro a partita come contro il Parma lo para invece di farlo passare?
Decidete voi la cravatta che più vi piace, perché tanto il calcio vive di certezze che vengono soppiantate la partita successiva.
Tosco






