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Il Tosco l’ha vista così: Roma - Bologna 3-4
La probabilità di sembrare retorici è scontata dopo una vittoria del genere: ecco perché cercherò di entrare, ove possibile, dentro ai tatticismi di una partita che, in realtà, si è sviluppata proprio laddove, i tatticismi sono andati a farsi benedire.
Intendo dire che c’è poco di tattico quando Ndicka, si fa rubare palla da Rowe mentre tenta un disimpegno consentendo così a Castro di arrivare da dietro e lasciar partire una legnata che ha avuto, almeno per il sottoscritto, il senso della prepotenza: quella prepotenza tipica di chi, con una certa dose di sana ignoranza, ha poi ragione di una Roma che aveva caricato fin troppo un ambiente che poi gli si è ritorto contro, vedi i fischi finali.
Invece ha molto di tattico, il rigore che si è conquistato Zortea, perché la sovrapposizione interna che permette a Bernardeschi di imbeccarlo, è una giocata tipica della proposta calcistica di Italiano.
Lo stesso Italiano che immagino molto criticato, quando ha deciso di sostituire tutto il reparto offensivo per dare fisicità nella pressione offensiva utile, a quel punto, per contenere una Roma alla disperata ricerca del pareggio.
Pareggio con relativo rimonta che poi si è concretizzata, ma siamo sicuri che con in campo Rowe, Castro e Bernardeschi la Roma non avrebbe messo alle corde comunque i rossoblu?
Gasperini da tempo, quando vuole sparigliare le carte tattiche di una partita, muove i cosiddetti “braccetti” o, allargandoli in fascia come dei terzini aggiunti o, facendoli inserire nei mezzi-spazi interni quando un attaccante riesce a fare una giocata a venire incontro; ecco allora che Italiano, sul vantaggio di un solo gol, ha pensato di contenere queste avanzate di Mancini sull’out di destra e di Hermoso sul mezzo-spazio di sinistra, inserendo i più freschi Cambiaghi e Orsolini, capaci di contenere e ripartire, per attitudini e per freschezza.
Dallinga per Castro invece ha avuto, come obiettivo, non solo quello di cercare la risalita di squadra dando al calciatore olandese la palla addosso, ma soprattutto mettendo la palla proprio nello spazio che si creava alle spalle dei braccetti che si alzavano o si allargavano: l’argentino aveva già dato tanto contro N’dicka, che tra andata e ritorno lo ha impegnato severamente, e la freschezza di Dallinga si è rivelata fondamentale per il gol vittoria di Cambiaghi.
Col senno di poi si può dire tutto: potranno aver ragione coloro che hanno criticato Italiano per quei cambi ritenuti inopportuni, così come coloro che hanno cercato proprio in quei cambi, la giusta motivazione; naturalmente il sottoscritto fa parte del gruppo dei secondi perché non ritengo il mister uno sprovveduto: che dire allora di Gasperini che togliendo Celik per Saragoza ha spianato la strada per il gol di Cambiaghi?
Forse il Gasp ha tentato di vincerla prima di andare ai rigori, rischiando il tutto per tutto: gli è andata male, ma se la Roma avesse fatto il gol vittoria si sarebbe parlato di mossa vincente.
La premessa ora diventa il finale: si rischia di essere retorici ma altro non mi viene in mente se non che alla fine, cambi azzeccati o meno, il Bologna ha fatto una partita coraggiosa, al limite dell’arroganza sportiva.
Godiamo amici, godiamo.
Tosco






