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Il Tosco l’ha vista così: INTER - BOLOGNA 3-1
Il Bologna quest’anno è molto prevedibile: perde con le squadre che gli stanno davanti in classifica (eccezion fatta per il Napoli e il Como battuti al Dall’Ara) e vince, o quanto meno non perde con chi gli sta dietro (eccezion fatta per la Cremonese con la quale ha perso, sempre al Dall’Ara).
Eppure c’è molta preoccupazione per gli ultimi risultati poco brillanti che, peraltro, hanno comunque mantenuto il trend sopracitato: perso con Juve e Inter, pareggiato con Lazio e Sassuolo; però niente: serpeggia il malumore tra i tifosi che, probabilmente, si sono abituati troppo in fretta a dimenticare decenni di vera mediocrità (quando andava bene), e vorrebbero fare bisboccia ogni stagione.
Sono certo che almeno a Casteldebole chi di dovere saprà mantenere i nervi saldi perché capita a tutte le squadre di passare periodi di appannamento che però, non devono mai far perdere di vista quanto di buono fatto fino ad oggi e quanto di straordinario (cioè extra-ordinario, fuori dall’ordinario, oltre l’ordinario) fatto nelle ultime tre stagioni.
Ecco, forse il problema sta proprio qui: aver perso di vista le reali potenzialità di questa società e di conseguenza di questa squadra: lottare per andare in Europa è l’obiettivo, non raggiungere una qualificazione alle coppe europee non dev’essere vissuto come un fallimento: il fallimento lo possono soffrire società con budget e conseguenti valori sul campo ben diversi dal nostro Bologna.
Italiano nel post partita ha affermato che: “…non è una questione di aver sopravvalutato la nostra dimensione…”: speriamo che sia proprio così, perché
la consapevolezza della propria dimensione, sapendo cioè di essere inferiori ad alcuni e superiori a pochi, può essere stata l’arma vincente del Bologna delle ultime stagioni: quello di Thiago Motta e questo di Vincenzo Italiano.
In quella dichiarazione c’è, forse, la risposta a questo periodo di apparente appannamento: il Bologna del post Vigo (citata da Italiano come momento di massima consapevolezza della propria forza) ha perso contro la Juve, pareggiato contro l’Inter in Supercoppa, perso contro il Napoli in finale, pareggiato contro il Sassuolo e perso contro l’Inter in campionato.
A guardarci bene manca la vittoria (non scontata) contro i neroverdi: le altre partite, sulla carta, erano gare contro squadre più attrezzate, contro le quali si può perdere senza per questo fare processi; altrimenti si che si è sopravvalutata la reale dimensione di questa squadra.
Immagino che qualcuno obietterà sul come si sono perse alcune di queste partite: bene, la notizia del giorno è che contro certe squadre quando queste ne hanno e giocano al loro meglio si fatica, inutile raccontarsela; avete per caso visto proprio ieri la Lazio in casa contro il Napoli? Uguale a Napoli Bologna in Supercoppa: do-mi-na-ti.
E la Lazio, se qualcuno lo avesse dimenticato, è una società che negli ultimi venticinque anni ha fatto un altro sport rispetto al Bologna.
Ritrovare fiducia in quanto fatto fino ad oggi senza troppe pippe mentali, essere consapevoli delle proprie forze e soprattutto dei propri limiti anche da parte della tifoseria, non vivere le vittorie come dovute, i pareggi come sconfitte e le sconfitte come drammi, potrebbe essere la medicina per guarire da una influenza, senza farla diventare una polmonite.
Della partita non ho parlato perché c’è poco da dire: do-mi-na-ti: naturalmente è partito il fuoco incrociato contro Italiano; solo io ricordo che c’era qualcuno fuori di testa che chiedeva allo stesso Italiano o a Di Vaio se il Bologna poteva essere da scudetto?
Immagino che gli stessi oggi staranno chiedendo di intervenire sul mercato oppure allo stesso Italiano di modificare il proprio gioco.
E lo scudetto?
E il buon senso?
Tosco







