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Il Tosco l’ha vista così: Bologna - Milan 0-3
Lo smarrimento che attanaglia oggi il mondo Bologna è del perché una squadra capace di fare 24 punti nelle prime 12 partite ( e qualcosa si è anche lasciato per strada come a Firenze e Lecce…) riesca a farne solo 6 nelle restanti 11: il tutto con lo stesso allenatore e lo stesso organico.
Si, ok gli infortuni di Lucumi e Bernardeschi: ma possono un paio di giocatori far passare una squadra da 2 punti a partita a 0,5 in un periodo così lungo?
Poco credibile.
E non si può certo incolpare il mercato come fanno alcuni, perché i 2 punti a partita sono stati fatti dalla squadra uscita proprio dal mercato estivo.
E non ci si può neanche attaccare al fatto di aver “over performato” nelle prime 12 partite perché, al contrario, sul campo di punti se ne potevano fare almeno un paio in più, in quel di Firenze o in quel di Lecce come detto in precedenza.
E non ci si può nemmeno attaccare al fatto di aver avuto un portiere che ha parato tutto e un attaccante che ogni pallone che passava in area lo sbatteva dentro (come la Fiorentina dell’anno scorso con De Gea e Kean): il Bologna ha fatto quelle 12 partite distribuendo meriti a tutti i componenti.
E non si possono incolpare le troppe partite in calendario, perché anche l’anno scorso il Bologna ha giocato tanto senza avere un crollo così.
Insomma: resta inspiegabile come la stessa squadra e lo stesso allenatore possano passare da 2 punti a partita a 0,5!
Immagino che ognuno avrà la propria opinione: io, invece, non ci sto capendo un bel niente; sono solo molto incuriosito perché è la prima volta a memoria che mi capita di vedere una roba del genere.
Di squadre che giocano prima male e poi meglio o viceversa, ne abbiamo tutti viste a iosa, quello succede tutti gli anni un po’ dappertutto, ma una roba così io non la ricordo: se i 30 punti in classifica fossero arrivati tra alti e bassi sarebbe il percorso tipico delle squadre altalenanti, ma qui siamo davanti ad una situazione straordinaria, cioè fuori dall’ordinario: si sono proprio piantati, spenti.
I calciatori, troppi spesso dimenticati dalla critica a scapito della dirigenza, della proprietà o dell’allenatore, non possono però continuare, a turno, a fare quelle robe da manicomio come in fila hanno fatto a Como (Cambiaghi), in casa con la Fiorentina (Holm), a Genova (Skorupski) e ieri (Miranda).
Da parte loro bisognerebbe pretendere maggior attenzione e concentrazione sul campo, e non a parole a Casteldebole o nelle interviste: sarebbe già un primo segnale per ritrovare almeno una certa compattezza che ad oggi sembra smarrita; senza un paio delle ultime dabbenaggini, banalmente non avremmo lasciato i 2 punti a Como e i 3 a Genova e questo brutto percorso sarebbe forse meno inspiegabile.
Tosco







