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Il Tosco l’ha vista così: Torino Bologna 1-2
La formazione iniziale ha visto l’inserimento di qualche calciatore con la testa più libera degli altri e con meno chilometri nel tachimetro della stagione: Sohm, Joao Mario e Bernardeschi hanno dato al Bologna un po’ di freschezza, utile almeno per rompere gli imbarazzi di una gara che conteneva qualche polpetta avvelenata.
Una sconfitta avrebbe probabilmente infettato una ferita ancora aperta, perché il conto della crisi non si è certamente chiuso ieri: nove punti nelle ultime tredici partite sono un dato troppo modesto per il livello raggiunto dal Bologna.
La vittoria va gustata proprio per questi motivi: poter preparare bene la trasferta in Norvegia e non avere l’assillo della partita spartiacque contro l’Udinese.
La gara contro i friulani sarà complicata perché si inserisce fra l’andata/ritorno di Europa League e giocare così tanto, costa: avete notato cosa è accaduto al Como, con un impegno infrasettimanale di Coppa Italia, seppur vinto a Napoli?
Non ha trovato le energie per replicare una prestazione importante, in casa e contro una squadra con l’acqua alla gola come la Fiorentina: hanno un bel po’ da dire coloro che sostengono che giocare tante partite non conta: ci sono le evidenze.
La vittoria di ieri come dicevo in precedenza, non pone la parola fine alla crisi, perché la prossima di campionato presenterà già il conto per i motivi di cui sopra ma almeno si potrà stare tranquilli per un paio di giorni.
A Torino Italiano tatticamente si è “piegato” ad alcune modifiche: squadra più accorta nel pressing offensivo ( PPDA ieri 22,30 contro una media annuale di 9,36: forse casuale in queste proporzioni, staremo a vedere, perché lasciare il doppio dei passaggi in costruzione agli avversari è una cosa troppo strana…), linea difensiva meno alta con Vitik più attento a marcare la profondità alle spalle della linea stessa., centrocampo a tre con Freuler schermo basso e due mezz’ali vere, con Sohm che si è inserito un paio di volte in area avversaria ma che partiva da posizione di mezz’ala sinistra.
In poche parole un 4-3-3 puro e accademico, nella sua accezione positiva, naturalmente.
Personalmente però, spero vivamente che una volta ritrovata la condizione fisica e soprattutto mentale, Italiano riproponga quel Bologna che mi ha fatto divertire e non una squadra certamente più equilibrata, ma troppo normale per poter arrivare ai risultati eccezionali che la società Bologna ha avuto la fortuna e la bravura di fare negli ultimi anni.
I gap tecnici importanti, cioè rose che valgono 200-300 milioni in più, non si possono superare sul mercato quando sei una squadra che fattura troppo poco, come il Bologna; si possono invece accorciare con una proposta calcistica diversa, unica, sorprendente: è stato così con Motta, è stato e spero tornerà ad esserlo con Italiano.
Tosco







