Altre Voci
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Canale 88 DTT
Un Bologna agonizzante lancia segnali inquietanti solo in sala stampa attraverso le solite parole di Mihajlovic, il quale non si considera responsabile dello scempio visto nei primi 45 minuti.
Questa è la cronaca di un pomeriggio che mai mi sarei aspettato di vedere: una squadra che tracolla sotto ogni punto di vista, motivazionale, fisico, tattico e tecnico ed il suo allenatore che l’ abbandona.
Una débâcle al Dall’Ara per i rossoblù, che fin dai primi minuti del primo tempo subiscono una Roma troppo arrembante e in grado di sfruttare al meglio i problemi difensivi dei padroni di casa. Tante novità per Mihajlovic che schiera il giovane Ravaglia in porta, lancia Mbaye al posto del febbricitante Hickey e conferma Poli in mezzo al campo al posto di Schouten, indisponibile per un affaticamento muscolare.
La premessa è d’obbligo: quando il divario in campo è così ampio tutte le riflessioni, compreso la mia, lasciano il tempo che trovano.
I buonisti e i giustificazionisti potranno sostenere che queste non sono le partite che contano, i colpevolisti di contro, potranno sostenere qualsiasi cosa, perché tanto ormai “vale tutto”.
Dopo due vittorie consecutive in campionato, arriva la sesta sconfitta stagionale per il Bologna. A San Siro i rossoblù si devono arrendere all’Inter di Antonio Conte. Dopo il trambusto della vigilia, Sinisa Mihajlovic stupisce quasi tutti e schiera i rossoblù con un 3-5-2, che 3-5-2 poi non è, vista la posizione di Soriano, posizionato più sulla destra, formando così un più realistico 3-4-3.
I nerazzurri si sono ritrovati dopo un inizio ad intermittenza e lo hanno fatto rispolverando antiche certezze: baricentro più basso, palleggio lasciato agli avversari nel caso, 3 5 2 basico ma funzionale visto la qualità degli interpreti e profondità per gli attaccanti che in campo lungo sono tra i meglio assortiti al mondo.
Un bel cross di sinistro di Barrow per lo stacco (!) di Sansone che impegna Cordaz, doppio tap-in prima di Palacio (traversa), poi di Soriano (l’uomo col gol addosso, quinta rete, proiezione più di 20, scriverebbero alcuni buontemponi), ammazzano un Crotone che nella ripresa non riesce a replicare quel discreto primo tempo, nel quale aveva certamente fatto qualcosa in più del Bologna.
Dopo 41 partite senza porta inviolata, il Bologna non subisce gol e conquista una vittoria importante contro il Crotone. Una partita combattuta, contro un avversario mai rinunciatario.
Una follia caricare di tanta importanza un sedicesimo di Coppa Italia, giocato a novembre con tanti titolari, mettendo a repentaglio una partita invece più importante come la prossima contro il Crotone che potrebbe , nel caso, portare il Bologna nella parte sinistra della classifica.
Quando la buonasorte decide che tocca un po’ anche a te allora e solo allora i conti tornano: l’autogol di Regini allo scadere della prima frazione e la palla ricevuta da Barrow, di pochi centimetri in gioco come da controllo in sala Var, con successivo cross per l’inzuccata di Orsolini, “condizionano” finalmente una gara che si stava incanalando sui soliti binari, quelli cioè di un Bologna che gioca mediamente meglio di quasi tutti gli aversari, ma che raccoglie poco, in base a quanto prodotto.